Brindisi di Capodanno

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,

cucina, albergo, radio, fonderia,

in mare, su un aereo, in autostrada,

a chi scavalca questa notte senza un saluto,

bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,

a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta

a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,

a chi non è stato invitato in nessun posto,

allo straniero che impara l’italiano,

a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,

a chi si è alzato per cedere il posto,

a chi non si può alzare, a chi arrosisce,

a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,

a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,

a chi ha perduto tutto e ricomincia,

all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,

a chi è nessuno per la persona amata,

a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,

a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,

a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,

a chi restituisce da quello che ha avuto,

a chi non capisce le barzellette,

all’ultimo insulto che sia l’ultimo,

ai pareggi, alle ics della schedina,

a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,

a chi vuol farlo e poi non ce la fa,

infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera

e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca

Annunci

Primavera


Oggi 21 marzo inizia la primavera. La celebriamo con questo splendido affresco in terzo stile proveniente da Villa Arianna a Stabiae: La Flora (detta anche Primavera). 

Ritrovato nel 1759 è oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli. Nella seconda metà del 900 l’affresco ha vissuto anche un momento “Pop”: è stato infatti protagonista di spot pubblicitari ed è finito su un francobollo francese.

da @pompeiisoprintendenza

La giornata della strambaia


Marina di Camerota celebra la giornata dell’8 marzo ricordando una tragedia avvenuta il 2 giugno 1867, in prossimità della costa. Una piccola barca, carica di erba spartea ( o tagliamani ), si inabissò, trascinando in fondo al mare, dodici donne giovanissime e due marinai. Il dolore per quelle vite stroncate nel fiore degli anni, si rinnova ogni volta che la storia viene raccontata, una storia di miseria e di lavoro. Un lavoro durissimo , la perenne mietitura di un’erba aspra e tagliente , raccolta, battuta, lavorata e intrecciata dalle donne, per ricavarne corde vegetali, manufatto indispensabile agli allevamenti di acquacoltura e in marineria. Attività che rappresento’ nella tradizione, una forma di sostentamento per moltissimi borghi costieri, dal Cilento a Maratea. Una tecnica antichissima, il nome della corda risale al termine lat. ‘ligamen’, il libano. Una lunga corda di erba intrecciata, che si snoda negli anni, accompagnata dai canti all’alba e dal battere ritmico del mazzuoccolo sulla pietra. Una piccola falce in vita, per tagliare i ciuffi filiformi. Una piccola falce legata alla cintura aveva la più giovane delle vittime, il suo corpo esanime fu rinvenuto a Praia a Mare. Aveva solo 13 anni. 

L’associazione ‘La strambaia’, dedicherà la giornata dell’otto marzo alla memoria di quella strage, organizzando per gli alunni e la comunità un percorso di conoscenza mediante immagini, testimonianze e filmati. Una preghiera e un fiore alla lapide, di fronte al mare. Una preghiera per non dimenticare.